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cronaca nera

(uno spazio pop)
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August 29

la mia prospettiva

 
dimenticare le cose non e' sempre un male. infatti, puoi avere una seconda opportunità. una seconda opportunità per definire chi siamo veramente. durante le due ore in cui ero appeso al soffitto ho visto cose molto interessanti. non avevo niente da fare, ma avevo una mia nuova prospettiva. puoi restare fermo sulle tue convinzioni, e a volte essere ricompensato, anche se altre persone finiscono per irritarsi un po'. si, finalmente le cose iniziavano a sistemarsi.
 
 
June 25

il mio diavolo illuso

 

ma no! mentono i mistici con le loro lusinghe, non esiste nessun mar dei caraibi, non vi navigano filibustieri temerari, non li insegue una corvetta, sui flutti non si stende il fumo dei cannoni. non c’è niente e non c’è mai stato niente! c’è un tiglio anemico, c’è un cancello di ghisa e dietro, un viale. Il ghiaccio si scioglie nel secchiello e ti prende la paura. oh numi, voglio del veleno.

 

diablo

 

tutto è finito, non sovraccarichiamo il telegrafo...

June 10

il mio lucchetto senza chiave

 

così marco di milia della steamroller presenta le canzoni, che recuperano il loro spirito originario, tornano ad essere scritte, come diceva salvatore quasimodo, per parlare d' amore, e a far convivere melodia e testo per fare omaggio ai sentimenti. d' altra parte sono migliaia le canzoni che celebrano l' amore e ne replicano all' infinito il sentimento romantico. per sempre, come un lucchetto senza chiavi, bloccato per impedire di perdersi. e se celebrare la promessa di amarsi eternamente è uno dei gesti più immortalati dall' arte, dalla letteratura e dalla musica, quelle emozioni immortali tornano ora in musica, reali e non sostituibili come la «seconda vita» di un ponte dell' amore virtuale - FELICE LIPERI

 

314

 

luci della ribalta

 
May 30

il mio treno blues

 

guarda questa terra in cui ci troviamo, le anime perse, la luna distorta sul carnevale, abbandonato. non c’è crepuscolo su quest’ isola e la notte cala come un sipario shakesperiano: è il carnevale degli sciocchi, dei sedotti e degli abbandonati. cammino senza scopo, cammino da solo e non mi sento lo stesso, cammino senza meta e tutto sembra così strano. smarrito, lo specchio non mente e mi chiama con sé. alle tre qualcuno ascolta una canzone del nuovo anno dal vecchio juke-box: non è quella canzone , non può essere quella canzone. bottiglie vuote si uniscono al coro, due diamanti luccicano: ho bevuto le mie carte per la mia regina di cuori.

 

517590___cards__

 

jesuslovesthefools jes uslov esth efool sjesuslo vesth efoolsje susl oves thefools jesus loves the fools

April 19

il mio moderno prometeo

 

orchi e streghe sono soli e si abbracciano al terrore che non fa non fa pensare che non hai vissuto mai. ma la vera chiave di volta è tutta nella paura di sognare, cioè nella possibile materializzazione vivente delle nostre paure, che ossessiona, perseguita e rompe ogni regola. specchiarsi in questo rivolo scuro e raggrumato è semplicemente specchiarsi nel nostro opposto, corpo deforme in pezzi, sommariamente ricucito, incapace di riconoscersi nel prossimo, non più flusso vitale e furioso della vita, quanto piuttosto essenza infetta. ogni cosa deve avere un inizio e quell’ inizio deve essere fondato su qualcosa che è già iniziato e si deve ammettere con umiltà che l’invenzione non è una creazione dal nulla. la felicità è una ricetta macabra che sfida le forze della natura in un mondo scandito da regole precise e che non accetta ciò che esce fuori dagli schemi, ma se hai voglia di sognare, bimba fallo anche per me..

 

 mannaia4xb

April 15

la mia stagione delle piogge

 

aprile è un tempo crudele: si corre per nascondere la testa, perché quando splende il sole tutti scivolano nella propria ombra per sorseggiare una limonata. quando comincia a piovere si può facilmente dimostrare che tutto resta uguale. il gallo canta sempre troppo presto quando il termometro va giù e il sole scalciando se ne va. pioggia di primavera che sembra durare un eternità e rende impossibile scendere di nuovo a valle. ma il fuoco è ancora caldo, capace di bruciare legna con voracità. trattieni il respiro e conta fino a dieci. naufraghi nella tempesta, buttati in questo mondo come attori senza la parte da recitare

pioggia1

 

April 01

il mio pesce in una brocca

 

non voglio dare adito a voci blasfeme ma qualcuno, lassù, deve avere sicuramente un macabro senso dell’ umorismo e sono certo di incontrarlo, un giorno, mentre ride cinicamente in una camera oscura. i fantastici supereroi inventati ad uso e consumo della tv, quali actarus o nick rhodes, dovranno pur fare i conti con queste piccole misericordie. così immagino che, tra una risata e un sospiro, ci sono tanti renato pozzetto in da grande. ragazzini intrappolati in corpi di adulti, tutti terribilmente incasinati. e nella vita vera è molto peggio, perché non ci sono solo i dischi ma anche tutto ciò che non si riesce a distinguere oltre il parabrezza: i semafori, campi da calcio, le fermate del bus e qualcuno, da qualche parte, che porta a passeggio il cane. in fondo ci sono tante altre cose di cui vale la pena preoccuparsi e discutere: se un disco è migliore o meno di un altro a chi potrebbe interessare davvero? sarebbe come disquisire sulla reale differenza tra mc donald’s e burger king: deve essercene una, ma non interessa a nessuno scoprirla.

anche se so qual è, e sull’argomento ho opinioni precise e complesse.

 

aprile

 

"più che una ragazza era un intero album di battisti"

 

March 14

la mia nota jazz

 

solitamente il jazz serve solo per il mio malditesta, eppure inconsciamente un inverno freddo ci accoglie in una serata un pò fumosa per mostrarci un sotterraneo brusio radunatosi per assistere ad una prima che molti hanno ignorato e che in qualche modo è divenuta una sorta di battesimo. le tende blu si scostano su suoni appena velati da una morbida malinconia, impreziosita dalla pioggia di marzo. i pensieri, dal retrogusto alcolico, lasciano spazio alle improvvisazioni generate dal contesto tra una batteria ed un contrabbasso. una calda voce femminile, accompagnata da una fedele chitarra blues, cresciuta all’ombra del rock, propone una singolare selezione degli ultimi trent’ anni di musica. Le luci bianche nella notte sembrano accese per me in un concerto di immagini e musica sulle note della città che, complice la bruma,  continua ad offrirsi come uno spazio mentale in cui perdersi diventa piacevolissimo. la luce che d'inverno si abbassa subito e si fa complice di sere che sfociano in notti i cui protagonisti inseguono l'orologio nella piazza che, come sempre, corre troppo.

 

bluenotegr

 

March 03

il mio festival della canzone italiana

 

quando cinquanta anni fa partiva l’ eterna più che lunga avventura di nel blu dipinto di blu, la sua interpretazione rappresentò un’ esecuzione sommaria di tutto ciò che l’aveva preceduta: caddero il patetismo, le castrazioni e le frustrazioni degli amanti eternamente ingannati. caddero le barche che tornavano sole, i campanari, gli scarponi e i tamburini, l’ edera, le colombe e i papaveri. a parte la novità della musica e delle parole, modugno compì un gesto al quale oggi guardiamo come ad un’impresa corsara: anziché stringere le mani sul cuore nella vecchia mossa tribolata all’ italiana, spalancò le braccia in uno sforzo che valeva la pena compiere. lo spirito di quel lontano millenovecentocinquantotto sembra ormai appartenere ad un mondo inesistente, la grande macchina festivaliera appare sempre più distante dall’ universo musicale e la fidata tivvù sempre più incapace di raccontare il linguaggio delle sette note (dodici, peccando di pignoleria, contando anche i diesis) . lo spettacolo appena concluso è apparso, come da molti anni a questa parte, un mastodontico varietà inchiodato a tempi che non esistono più e al tempo stesso in grado di fagocitare l’ attenzione collettiva dei media e di alimentarsi con essi, completamente incapace di scollarsi dai suoi clichè, nonostante la presenza di alcune canzoni davvero in grado di farsi apprezzare. il particolare momento che vive il mercato musicale è terribilmente lontano e distante da ciò che ha mostrato la kermesse, il confronto tra gli urlatori alla sbarra e i difensori del bel canto all’ italiana si piega alle spietate leggi della città dei fiori. le avanguardie erano ok, almeno fino al ’66, ma ormai la fine va da sé, inevitabile. lo spettacolo deve continuare, e nonostante l’ arpa smarrita, il maestro dragon era lì, anche lui, come le altre mille statuine di questo incredibile presepino vivente della nostra civettuola italia.

 

modugno

 

è quasi magia domenico..

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